La caccia dei licaoni

Era uno dei miei obiettivi dell’ultimo safari africano nell’autunno dello scorso anno. Steven, la guida che da anni mi accompagna, mi scrive da Nairobi che in quest’area, una piccola riserva privata al centro del Kenya, staziona da qualche tempo un branco di licaoni. Modifico l’iniziale itinerario che non comprendeva questa zona e decido di fermarmi una notte. Siamo al centro del Kenya, un’area chiusa ad ovest dalle colline di Aberdares e ad est dal maestoso Mont Kenya; una zona molto bella, verde e ricca di acqua ma anche fortemente urbanizzata. Piantagioni di frutta, thè e caffè, si estendono a perdita d’occhio; immense serre coltivate a fiori e ortaggi lambiscono la strada per chilometri. Ci fermiamo davanti al ceppo che segnala l’equatore, siamo a oltre 2.000 mt. d’altezza, è nuvoloso e pioviggina, l’aria è frizzante. Il tempo per un caffè e una foto ricordo e ci dirigiamo alla riserva arrivando giusto all’ora di pranzo.
Prendo immediato contatto con i rangers per informarmi sulla presenza dei licaoni; mi confermano che un branco di dodici esemplari con alcuni cuccioli ha preso possesso di un territorio a nord della riserva; un’area mista di prateria e foresta, si spostano in continuazione per proteggere al meglio i cuccioli ma non è difficile trovarli. Mi consigliano la pista da seguire e così decidiamo di partire immediatamente. Come al solito, contrariamente a quel che mi dicono gli amici cioè che in Africa è facile fotografare gli animali, e io rispondo che se le opportunità è vero che sono parecchie al contempo però nulla è scontato, giriamo a vuoto per una mezz’ora. Poi, superato un dosso su una collinetta che domina una prateria al limite della foresta li scorgiamo. Riesco a vedere gli adulti e seminascosti nell’erba anche i cuccioli.

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Decido di non avvicinarmi subito sperando che non se ne vadano, ci sono i piccoli e di conseguenza gli adulti sono cauti e molto diffidenti. Il licaone è un canide di media taglia, vive in grossi branchi e non è molto territoriale spostandosi invece frequentemente su vaste aree. La specie è a forte rischio di estinzione, minacciata dall’uomo e dalle malattie che sovente contrae dal contatto con gli animali domestici. Il loro habitat è continuamente ridotto e sono così frequenti i contatti con l’uomo, considerati una minaccia per il loro bestiame, vengono uccisi. In un recente passato inoltre parecchi branchi sia in Kenya che in Tanzania, sono stati decimati dalle malattie così che nel Kenya si possono trovare con molta fortuna nello West Tsavo e nella zona dei monti Aberdares e a Samburu.
Li osservo col binocolo indeciso se avvicinarmi con il rischio di spaventarli e farli fuggire oppure se attendere per capire le loro intenzioni; opto per quest’ultima soluzione. Incredibilmente siamo soli e ciò mi conforta, altre jeep avrebbero significato rumore e caos e inevitabilmente la fine della “caccia”. Stiamo un bel po’ in attesa scrutando la prateria fino a quando due facoceri pascolando si avvicinano. Immediatamente il capo branco si mette in piedi seguito da altri esemplari sempre osservando i facoceri, poi si acquattano nell’erba senza perderli di vista un secondo. Mi sarei accontentato, considerata la rarità del soggetto, di fotografarli anche in posizione statica, alcune foto per la mia collezione di animali africani, ma il momento mi ha fatto capire con l’emozione del caso che si prospettava qualcosa di più, qualcosa di magico che tutti i foto naturalisti di fauna africana sognano; una scena di caccia.
Per fare belle foto agli animali, foto che non siano le solite “cartoline”, occorre molta pazienza e profonda conoscenza del soggetto che si intende riprendere, a maggior ragione quando si riprendono momenti vita e di comportamento. La conoscenza determina l’interazione con l’animale e questo è molto importante; il far capire che non costituiamo una minaccia, il sapere come e dove si svilupperà la scena di caccia, la preventiva individuazione della preda l’anticipo dell’azione è fondamentale per la riuscita del reportage fotografico. Ci vogliono anni di esperienza sul campo e ore di studio sul comportamento animale.

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I licaoni si alzano e si preparano a muoversi, davanti a loro la prateria, avanzano lentamente e si dirigono proprio verso di noi! Per non farsi scorgere dai facoceri si schermano con la nostra jeep, ce li troviamo a pochi metri, prendo velocemente il “70-200” e comincio a scattare, talmente vicini che con il pelo lucidano la carrozzeria. Si fermano, i facoceri non li hanno ancora visti, avanzano sempre a piccoli passi e si dispongono in formazione d’attacco; tutti affiancati e molto stretti l’un l’altro, davvero un momento interessante di strategia di caccia. Il problema è che non li ho di fronte ma poco importa; decido di non spostarmi per non disturbare il momento e la loro strategia di caccia che sicuramente hanno accuratamente preparato.

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Ad un cenno del capobranco partono all’assalto; i facoceri li vedono e corrono all’impazzata nella direzione opposta, alcuni francolini collorosso nascosti nell’erba alta spaventati dalla confusione si librano in volo. I due facoceri si separano e i licaoni si fiondano sull’esemplare scelto. Ma all’improvviso da un dosso si alzano tre femmine che sembrano voler affrontare i licaoni. Il colpo di scena confonde i licaoni che sembrano disorientati, non sanno più cosa fare e si fermano “face to face” coi facoceri. La caccia è andata a monte, potevano abbattere un facocero ma un intero branco con femmine arrabbiate era veramente rischioso anche per loro.
Passata la buriana, mestamente ritornano verso di noi ancora redente la jeep, pensavo tornassero dai piccoli ed invece si fermano, e si rimettono in posizione d’attacco. Non ci credo! Questa volta contro una mandria di bufali anch’essi con cuccioli di pochi giorni.

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Questa volta l’attacco è più diretto, attendono che la mandria al pascolo si separi e puntano un piccolo branco di una decina di bufali con alcuni cuccioli, uno dei quali veramente piccolo, il loro obiettivo. La strategia di caccia del licaone è ben precisa; consiste nel creare scompiglio nella mandria cercando di isolare un paio di prede. E’ un formidabile corridore dotato di ottima resistenza, può correre per chilometri fiaccando la preda che viene attaccata in branco, abbattuta e divorata ancora viva, di solito muore per dissanguamento. Ma i bufali non sono da meno nel difendersi; estremamente aggressivi, sono fra gli animali più pericolosi anche per l’uomo, difendono i simili anche costo della vita, riescono a tener testa ai leoni e non è facile abbatterli.

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Alcuni licaoni partono di gran carriera cercando di accerchiare il piccolo gruppo e tenendo sempre sott’occhio il più piccolo dei bufali che però, al centro fra gli adulti è ben difeso. La loro strategia è di spingerli in campo aperto per avere maggiori possibilità. Nel frattempo altri licaoni sopraggiungono e i bufali spaventati partono di corsa dirigendosi verso il grosso della mandria a ridosso della boscaglia, i licaoni non demordono e inseguono i bufali tentando un ultimo assalto al cucciolo. La mandria però è ormai riunita, davanti a loro i licaoni, alle spalle la fitta boscaglia, si sistemano in cerchio con i cuccioli ben protetti al centro, il membro anziano assume un atteggiamento minaccioso seguito dalle femmine. I licaoni si fermano, capiscono che forse non è il caso di rischiare, danno un’ultima occhiata ai cuccioli e mestamente un’altra volta si ritirano.

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Si è fatto tardi, è ora di rientrare e sicuramente mi dispiace,….. pensavo …… chissà cosa avrebbe riservato la notte con i licaoni affamati e i loro cuccioli da nutrire. Me ne vado, sarei ritornato la mattina dopo. Ed infatti la mattina seguente di buon ora eccoci pronti, subito sul posto ma con grande sorpresa dei licaoni nessuna traccia. Ci fermiamo per la colazione in mezzo alla savana e ci raggiunge una jeep con i rangers. Offriamo loro un caffè caldo e ci informano che i licaoni si sono spostati nottetempo e che non li hanno ancora individuati, non li ho mai più rivisti.
Sapevo prima di partire dei licaoni, erano un mio obiettivo dichiarato, volevo anche solo vederli, magari qualche foto ricordo, anche banale ma mai mi sarei aspettato di assistere a ben due momenti di caccia con prede assai diverse, prima i facoceri e poi addirittura i bufali. Situazioni e soddisfazioni che solo l’Africa selvaggia sa regalare a chi con costanza sa ricercare e pazientemente sa attendere. La caccia non è andata a buon fine ma tant’è; ero preparato, solo un 20% delle cacce va a favore dei predatori, va bene uguale la soddisfazione di aver vissuto emozionanti e intensi momenti di wildlife e di aver fatto le foto che volevo mi hanno riempito di soddisfazione.

6 commenti

  • eccoloooo!!!!! Quasi ci mancavi …. Bentornato Maffioletti, complimenti x le foto e sopratutto x l’articolo , un articolo degno di un safarista come te. Mi sembrava di esser li di fianco a guardar fuori dal finestrino …..
    Complimenti vivissimi!!!!

  • gabrielepagliari

    Racconto avvincente e coinvolgente, come dice Teo sembrava proprio di essere là con te.
    Le foto semplicemente spettacolari.

  • Dennunzio_Roberto

    bellissimo racconto, il panning mi piace tantissimo ma … anche tutte le altre sono bellissime.bentornato…ps … la rosa canina è sempre su la…;)

  • Grande Paolo. Un racconto che testimonia il tuo amore per la natura ed in particolare per quella africana. Le foto sono la degna cornice all’articolo. Un salutone.

  • in primis… bentornato a scrivere e a “donarci ” le tue fotografie..
    in secondo.. i complimenti per le immagini, è inutile farteli.. sono belle e basta.. e te l’ho detto più di una volta..
    mi soffermo invece sul racconto.. non solo è cosi ben dettagliato da far sembrare di essere li con te, ma dimostra, ancora una volta, che la tua esperienza, in quelle zone è di tutto riguardo..
    bravo ancora per tutto, spero che questo non sia l’unico racconto che ci vorrai “donare”..
    ed ancora una volta, ti dico e ti ripeto..
    se avrò la possibilità di fare un viaggio fotografico in Africa..
    o con te.. o nulla..
    a presto..

  • questo sì che è un vero fotoracconto. complimenti.

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